Progettazione visiva e storytelling: l'approccio di r.o.s.a. studio
Ci hanno insegnato a guardare in fretta.
Scorriamo immagini, leggiamo titoli, riconosciamo forme. In pochi secondi decidiamo se
qualcosa ci appartiene oppure no. È il tempo della superficie: veloce, brillante, immediata. Eppure, le cose che continuano ad abitare la nostra memoria funzionano sempre in un altro modo.
Non si esauriscono al primo sguardo.
Accadono lentamente.
Rivelano qualcosa solo a chi sceglie di restare.

Forse è per questo che ho sempre amato il teatro.
Prima ancora di diventare illustratrice, progettista o artista, sono stata scenografa. Ho
imparato che ciò che accade sul palco non coincide mai con quello che il pubblico vede.
Ogni oggetto, ogni luce, ogni vuoto è la conseguenza di un pensiero invisibile. Esiste una
struttura nascosta che tiene insieme la narrazione, anche quando nessuno la nota.
Da allora continuo a cercare quella struttura.
La cerco quando progetto l'identità di un brand.
La cerco quando disegno un foulard.
La cerco dentro un workshop, un libro, una mostra, una stampa.
Non mi interessa costruire immagini belle.
Mi interessa costruire immagini che continuino a fare domande.
Credo che ogni progetto custodisca un racconto che ancora non conosce.
Il mio lavoro consiste nell'ascoltarlo prima ancora che prenda forma. Per questo la ricerca viene sempre prima del disegno.
Prima si osserva.
Poi si tolgono gli strati.
Poi si prova ad arrivare a quel punto in cui un'immagine smette di descrivere e comincia a
significare. È un esercizio di lentezza. Di fiducia. Anche di silenzio.
Viviamo in un tempo che ci chiede continuamente di aggiungere: nuove immagini, nuove
parole, nuovi contenuti. Io sento il bisogno opposto.
Togliere.
Lasciare spazio.
Fare in modo che ciò che resta possa finalmente respirare.
Forse è questo il motivo per cui oggi il mio studio porta un nome scritto in modo insolito.

r.o.s.a.
Molti pensano che siano soltanto dei punti. In realtà custodiscono una seconda lettura.
Una frase che non compare quasi mai, perché non ha bisogno di essere spiegata ogni
volta.
Racconti Oltre la Superficie Apparente
Non è uno slogan.
È una promessa che provo a fare a ogni progetto.
Ricordarmi che ogni oggetto possiede una storia.
Che ogni identità contiene molte più possibilità di quelle che mostra.
Che ogni persona è infinitamente più complessa dell'immagine che offre al mondo.
Anche il sole che accompagna il logo nasce da questa idea.
Non rappresenta semplicemente la luce.
Nel teatro esisteva il deus ex machina: una macchina scenica capace di far apparire gli dèi sulla scena e cambiare il corso della storia. Era un dispositivo invisibile al racconto, ma indispensabile perché il racconto potesse accadere.
Mi piace immaginare quel sole nello stesso modo.
Non come un simbolo decorativo.
Ma come ciò che mette in moto.
Ciò che illumina senza imporsi.
Ciò che rende possibile l'incontro tra immagini, persone e storie.
Forse, in fondo, questo è anche il senso di R.O.S.A. Studio.
Non raccontare la superficie delle cose.
Ma provare, ogni volta, ad attraversarla.
Ogni immagine custodisce almeno una storia che non si lascia vedere subito.